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Isola Comacina

Prendendo il battello dalla Navigazione di Lenno è possibile raggiungere in poco tempo l'isola comacina, una delle mete più caratteristiche della nostra zona.

La storia dell'isola Comacina è davvero affascinante: l'isola ebbe infatti nel passato un'importanza strategica e religiosa. All'epoca dei conflitti fra Romani d'oriente (i bizantini) e Longobardi, i quali avevano conquistato l'Italia settentrionale (569 d.c.), l'isola comacina diventa luogo di rifugio dal dominio barbaro. Tutte le ricchezze della zona di Como vengono portate in questo luogo. Sotto il generale Francione la resistenza tiene alta la bandiera dell'impero e l'isola, per quanto piccola, si copre di fortificazioni e case. In questo periodo l'isola prende il nome di Cristopolis (Città di Cristo). Si narra che a quell'epoca un sacerdote britannico vi abbia portato il Santo Graal.

Durante il Medio Evo l'isola acquisice potenza economica e politica e comincia ad apparire nella storia come potenza individuale, a volte alleata e a volte nemica di Como. Nel 1100 il Comune di Isola Comacina risulta già costituito e va aumentando in ricchezza e prosperità, intrattenendo rapporti amichevoli con Milano. L'Isola partecipa alla guerra dei dieci anni (1118-1127) alleandosi con Milano e vincendo sulla nemica Como. Nel 1169 i guerrieri di Como, alleatisi con Federico Barbarossa e aiutati dalle tre Pievi (Dongo, Gravedona e Sorico), riescono ad invadere e a radere al suolo l'isola. Delle nove chiese allora presenti ne resta solo una. Tutte le fortificazoni e le case vengono abbattute. Barbarossa, in un decreto del 1175, vieta la ricostruzione di qualsiasi edificio sull'isola. Il vescovo di Como Vidulfo scomunica l'isola:

"Non suoneranno più le campane, non si metterà pietra su pietra, nessuno vi farà mai più l'oste, pena la morte violenta"

A causa di questa maledizione nessuno tornerà più sull'isola, ceduta in seguito dal vescovado alla famiglia Vacana.

Nel 1914 gli eventi subiti dal Belgio durante l'inizio della prima guerra mondiale inducono il proprietario, Augusto Giuseppe Caprani, a lasciare l'isola in eredità di S.M. il Re del Belgio Alberto I, in segno di solidarietà. Nel maggio del 1920 Alberto I dona l'Isola alla Stato Italiano per farne luogo di riposo per artisti belgi ed italiani.

Oggi sull'isola, oltre alle case per artisti, sono presenti un ristorante, una chiesa ed alcune rovine di epoca medievale. Ogni anno, il primo sabato dopo il giorno di S.Giovanni (24 Giugno), si ricorda la distruzione dell'isola con dei fuochi d'artificio ed un suggestivo incendio.